E se l’auto ti ascolta? Ecco perché gli USA vietano i veicoli cinesi nella base giapponese

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Gli Stati Uniti hanno vietato l’accesso dei veicoli BYD alla base di Kadena, in Giappone, per timori legati a sensori, telecamere e raccolta dati. Il caso apre il dibattito su auto più connesse, sicurezza nazionale e rischio spionaggio, mentre in Europa crescono le preoccupazioni anche per infrastrutture energetiche cinesi.

Pubblicato su Agenda Digitale

Le automobili cinesi BYD sono state vietate nelle basi militari statunitensi in Giappone per paura di spionaggio. Questi stessi timori erano già emersi mesi fa in Europa, non solo riguardo ai veicoli automobilistici, ma anche ad infrastrutture energetiche rinnovabili di provenienza cinese.

Auto cinesi e spionaggio: il caso BYD nella base USA di Kadena

È del 26 ottobre scorso il divieto di accesso, emanato dagli Stati Uniti nei confronti dei veicoli cinesi BYD, nella base aerea americana di Kadena, sull’isola giapponese di Okinawa, per il timore che possano essere usati a scopo di spionaggio.

Okinawa rappresenta una delle principali presenze militari americane nell’area Indo-Pacifico, situata nella strategica catena di isole sud-occidentali del Giappone, che si estende lungo il confine del Mar Cinese Orientale. Le tecnologie di cui le automobili cinesi BYD sono dotate, dai sensori alle telecamere, preoccupano per la possibilità che vengano utilizzate per la raccolta di informazioni a danno della sicurezza nazionale. Il provvedimento è esteso anche a taxi, mezzi per le consegne e veicoli di aziende appaltatrici.

Secondo la portavoce della base, il tenente colonnello Alli Stormer, “Questi veicoli rappresentano un rischio inaccettabile e non mitigabile per il nostro personale e la nostra missione”.

A giugno l’azienda cinese BYD era stata già inserita dal Pentagono nella lista delle aziende che sostengono l’esercito cinese, insieme alla società di e-commerce Alibaba, alla società internet Baidu e alla casa automobilistica NIO, con conseguenze solo nell’ambito dei rapporti con la Difesa americana, e ha risposto respingendo tale designazione e dichiarando di intraprendere vie legali e amministrative per tutelarsi.

Perché le tecnologie delle auto cinesi preoccupano gli USA

Le dotazioni tecnologiche delle autovetture BYD, che nei modelli più recenti includono telecamere, sensori, sistemi di navigazione GPS, Bluetooth e piattaforme digitali che raccolgono informazioni sull’ambiente circostante e sull’uso del veicolo stesso, hanno portato l’esercito statunitense a vietarle all’interno della base militare USA per il timore che queste informazioni possano essere sfruttate dal governo cinese per spionaggio, ma, in realtà, ancora non ci sono state prove in merito, tant’è che non sono state diffuse le motivazioni tecniche del divieto emanato dagli USA.

Le limitazioni della Cina a Tesla

Anche la Cina, già nel 2021, aveva imposto restrizioni simili ai veicoli Tesla, a causa delle telecamere di cui erano dotati, vietando l’accesso ad alcuni complessi governativi. Nel 2024 poi queste limitazioni sono state revocate dopo che Tesla ha ottenuto l’approvazione della principale associazione dell’industria automobilistica del Paese.

L’allarme dell’intelligence olandese sulle auto moderne

In un avviso rivolto soprattutto a funzionari pubblici, ministri, dirigenti d’azienda e figure che trattano informazioni sensibili, l’AIVD, il Servizio generale di intelligence e sicurezza dei Paesi Bassi, sottolinea quanto i sistemi digitali delle auto moderne siano sempre più all’avanguardia e se da un lato questo comporta vantaggi pratici, dall’altro, le informazioni che questi sistemi raccolgono dell’auto, dei suoi occupanti, degli oggetti e delle persone delle vicinanze, rischiano di finire in mano a diversi soggetti, tra cui attori statali.

Microfoni, telecamere e GPS: gli strumenti più vulnerabili

Partendo dai microfoni di cui sono dotati i veicoli, che sono attivabili anche da remoto, per cui soggetti malintenzionati possono ascoltare le conversazioni all’interno dell’auto, non possiamo non considerare le telecamere, sia interne che esterne, anch’esse attivabili da remoto e i sistemi di infotainment integrati, che rappresentano il punto centrale per la raccolta e l’archiviazione dei dati all’interno del veicolo, alcuni dei quali vengono messi a disposizione del fornitore del veicolo e di altre parti.

Si tratta, per esempio, dei numeri di identificazione univoci dei dispositivi collegati, dei dati di contatto, del traffico Internet, dei messaggi inviati o dei dati di navigazione. Il GPS viene utilizzato dai costruttori automobilistici per seguire un veicolo in tempo reale e registrare gli spostamenti, altro dato di interesse di soggetti malintenzionati, così come tutti i dispositivi che connettono il telefono al veicolo, come il Bluetooth, il wi-fi, la connessione USB fisica o la stazione di ricarica wireless.

Per finire, il modulo telematico, che i veicoli utilizzano per accedere a internet e avere informazioni sul traffico o sulla localizzazione, condivide i dati con il costruttore, e le stazioni di ricarica per veicoli elettrici vengono utilizzate per inoltrare dati sui veicoli collegati.

Dalle auto cinesi alle infrastrutture energetiche: i rischi per l’Europa

Se gli USA temono di essere spiati attraverso le auto cinesi, l’Europa aveva già espresso preoccupazioni, non solo sulle auto, ma anche sulle infrastrutture energetiche rinnovabili, come i pannelli fotovoltaici e le turbine eoliche della stessa provenienza.

Secondo un rapporto del think tank tedesco Gids dello scorso anno, su commissione del ministero della Difesa della Germania, anche le turbine eoliche possono essere sfruttate dal governo cinese per minare la sicurezza nazionale. Nel rapporto, infatti, si parla della possibilità che la Cina possa rallentare o interrompere i progetti eolici per fare pressione politica o per avviare una guerra economica, vista la situazione geopolitica attuale.

Lo stesso discorso vale per i pannelli fotovoltaici, che devono essere dotati di inverter, apparecchi che servono per l’accesso da remoto per l’aggiornamento e la manutenzione del dispositivo. Nonostante le società elettriche occidentali installino firewall per bloccare eventuali traffici di rete verso la Cina, resta comunque il rischio che vengano disattivate da remoto o ne vengano modificate le impostazioni.

Fonte Agenda Digitale