
Le limitazioni dei giorni scorsi a Starshield in Ucraina riaprono la questione dell’autonomia spaziale anche per l’UE. Dalle connessioni satellitari alla sorveglianza, fino ai razzi necessari per raggiungere l’orbita, le alternative agli Stati Uniti devono ancora colmare divari industriali e operativi.
Pubblicato su Agenda Digitale
Il settore spaziale europeo è ancora molto dipendente dagli Stati Uniti, come hanno dimostrato di recente le restrizioni a Starshield subite dall’Ucraina. Il maggiore divario è rappresentato dall’Internet satellitare, ma restano anche carenti il settore dell’ISR e la capacità di lancio dei razzi. Ecco la situazione.
Autonomia spaziale europea: il caso Starshield in Ucraina
Il recente caso delle limitazioni subite dall’Ucraina ai sistemi di Starshield ha messo nuovamente in luce la dipendenza dell’Europa rispetto agli Stati Uniti nel settore spaziale, nonostante i progetti messi in campo dall’UE per tentare di conquistare una propria autonomia.
Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2026, infatti, in Ucraina Starshield, il sistema di comunicazioni satellitari militari destinato all’uso governativo, che sfrutta la tecnologia Starlink e le capacità di lancio di SpaceX, è stato vittima dell’interruzione della connessione dei terminali in movimento a velocità superiori a circa 160 chilometri orari, con ripercussioni sull’operatività dei droni e degli altri sistemi mobili.
Negli scontri tra Russia e Ucraina, che perdurano ormai da oltre 3 anni, il sistema di comunicazione satellitare di SpaceX ha assunto per Kiev un ruolo fondamentale, in quanto ha permesso di comunicare sul campo di battaglia e di condurre le operazioni belliche con i droni. Infatti, attraverso Starlink e Starshield, le connessioni dei droni ucraini con i loro operatori sono stabili e potenti sulle grandi distanze, al contrario di quanto possano garantire le reti radio tradizionali, quindi, sono anche meno vulnerabili alle interferenze.
Kaja Kallas, capo della diplomazia dell’Unione Europea, lo scorso 16 ottobre ha affermato che “Starlink è davvero necessario per l’Ucraina e, purtroppo, nel breve termine l’Europa non può sostituire questa capacità”.
Le risposte europee tra Eutelsat e nuove alleanze
Infatti, l’Europa ha potuto rispondere alle interruzioni del sistema satellitare con sostituti parziali delle reti di intelligence e di comunicazione americane. In caso di attacco, preoccupa non avere più a disposizione le capacità spaziali degli Stati Uniti e non avere il tempo necessario per sviluppare una risposta sufficientemente adeguata a difendersi.
A seguito dell’accaduto in Ucraina, le azioni del principale concorrente europeo di Starlink, ossia Eutelsat, sono cresciute del 23%. L’Unione Europea ha, pertanto, cercato di spingere l’approvazione normativa per la fusione delle attività di produzione di satelliti di tre grandi aziende aerospaziali europee, con il tentativo di crearne una adeguatamente all’altezza dell’americana SpaceX. Il 19 ottobre scorso quattro delle più grandi aziende di telecomunicazioni hanno dichiarato di voler collaborare con una società satellitare per competere con Starlink.
I tre nodi della dipendenza europea dagli Stati Uniti
I settori in cui l’Europa ancora non riesce a staccarsi dagli Stati Uniti e a esserne indipendente sono: il servizio Internet via satellite per i civili e le forze armate; l’intelligence, la sorveglianza e la ricognizione (ISR) spaziali e l’allerta precoce per la difesa; la capacità di lancio, quindi i razzi e i porti spaziali necessari per mettere in orbita un gran numero di satelliti.
La dipendenza dell’Europa dagli USA è stata molto importante per decenni, sia perché l’Europa aveva accesso gratuito a programmi come la costellazione di allerta missilistica SBIRS da 18 miliardi di dollari, sia perché gli USA hanno cercato di opporsi allo sviluppo europeo, bloccando, per esempio, il sistema di navigazione satellitare Galileo sostenendo che avrebbe potuto fare concorrenza ai sistemi GPS americani ed essere utilizzato dai suoi nemici.
Internet satellitare: OneWeb cerca di colmare il divario
L’Internet satellitare è il settore che più segna le distanze tra le capacità statunitensi e quelle europee. Attualmente la risposta dell’Europa che più si avvicina a Starlink è OneWeb, la cui società madre è Eutelsat.
Eutelsat OneWeb è un operatore satellitare franco-britannico con sede a Londra che gestisce 35 satelliti GEO. Eutelsat ha ampliato la sua rete in orbita terrestre bassa (LEO) fino a 600 satelliti dopo l’acquisizione del britannico OneWeb nel 2023.
OneWeb e Starlink a confronto tra satelliti e costi
Nonostante OneWeb sia stata fondata nel 2012, tre anni prima di Starlink, ma, essendo quest’ultima una divisione di SpaceX, società di razzi leader a livello mondiale di Elon Musk, grazie alle ingenti risorse finanziarie a disposizione, si è rapidamente sviluppata, superando di gran lunga OneWeb, e dalla sua ha anche l’ingresso di altre aziende private che potrebbero favorirne l’espansione.
I 600 satelliti di OneWeb devono competere con gli oltre 10.000 di Starlink, per cui una quantità molto maggiore di dati da trasportare e di utenti da poter servire nella stessa area.
Il vantaggio di Starlink sta anche nell’avere un costo più basso, mentre OneWeb viaggia su un’orbita più alta che porta a terminali più grandi e a costi più elevati, circa 9.000 dollari, ossia 45 volte in più rispetto a un terminale Starlink di base.
Sorveglianza e difesa: le capacità spaziali da sviluppare
Nel settore dell’intelligence, sorveglianza e ricognizione spaziale, ISR, nuovi operatori privati europei si stanno adoperando nella produzione di piccoli satelliti di sorveglianza molto più rapidamente di aziende tradizionali e già consolidate come Airbus. In Svezia, per esempio, sono riusciti a lanciare il primo satellite spia, seppure in un volo condiviso a bordo di un Falcon 9 americano, quest’anno e non nel 2030, come stimato inizialmente.
Oltre a questo satellite ottico ad alta risoluzione realizzato da Planet Labs, che gestisce la più grande costellazione di satelliti per l’osservazione della Terra, la Svezia ha lanciato anche un satellite prodotto da Iceye, startup finlandese che ha ridotto notevolmente le dimensioni dei satelliti radar e punta a metterne 100 in orbita entro il 2027.
Anche il sistema di allerta contro i missili balistici deve essere ancora sviluppato e perfezionato per poter essere slegato totalmente dagli USA, così come i sensori e le armi orbitali con cui l’America difende i satelliti amici e distrugge quelli ostili.
Lanciatori europei, il divario con SpaceX resta aperto
Terzo settore impossibilitato ad oggi a diventare indipendente è quello della capacità di lancio dei satelliti. La società europea Arianespace di proprietà principalmente di Airbus e Safran riesce a portare carichi pesanti in orbita, ma ne lancia molti meno rispetto a SpaceX e a costi più elevati, per questo molti satelliti di Iceye e OneWeb vengono trasportati nello spazio dall’azienda americana.
La sfida dell’Agenzia Spaziale Europea e il nodo degli ordini
Per incoraggiare lo sviluppo del settore spaziale, l’Agenzia Spaziale Europea ha varato una “sfida sui lanciatori” da 900 milioni di euro, che premia le aziende se raggiungono traguardi quali il successo di un lancio orbitale. Ma una volta dimostrato di esserne capaci, hanno bisogno di ordini. Secondo Olivier Lemaitre, segretario generale di Eurospace, “Se si vuole che il proprio lanciatore sia il più economico possibile, è necessario lanciarlo con grande regolarità”.
Fonte Agenda Digitale

