Monitoraggio tech delle frontiere, cosa insegna la crisi di Ceuta

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Ceuta torna al centro della guerra ibrida tra fake news e flussi migratori: il confine spagnolo affronta disinformazione, pressione geopolitica e rischi di sicurezza con intelligence, sistemi SIVE, riconoscimento facciale, scambio dati europeo e coordinamento con le autorità marocchine.

Pubblicato su Agenda Digitale

Lo sfruttamento strategico di flussi migratori e la disinformazione rientrano nella guerra ibrida combattuta ormai su più fronti. Un esempio è quanto accaduto a luglio e agosto a Ceuta, dove fake news costruite sul travisamento di una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo hanno causato una crisi migratoria. La tecnologia in queste situazioni di emergenza aiuta, diversi sono gli strumenti che si stanno applicando sul territorio per monitorare la frontiera.

Crisi migratoria a Ceuta: fake news e guerra ibrida

L’ondata migratoria che a fine luglio scorso si è riversata nell’exclave spagnola in Nord Africa, Ceuta, secondo quanto dichiarato dal premier spagnolo, Pedro Sanchez, in un’intervista riportata dall’Ansa sarebbe stata causata dal travisamento di “una sentenza del Tribunale Supremo che è stata diffusa nelle reti social attraverso false notizie di disinformazione, anche mediante organizzazioni criminali”. In merito al ruolo dei servizi di intelligence, ha dichiarato che “Nessun servizio di intelligence con cui il governo spagnolo collabora abitualmente ha sollevato il minimo dubbio, o meglio, alcun dubbio in assoluto, riguardo alla partecipazione, in un modo o nell’altro, delle autorità marocchine”.

Come ha raccontato ad AgendaDigitale.eu il professor Arije Antinori, docente di Criminologia all’Università La Sapienza di Roma e senior expert dell’EU Knowledge Hub on Prevention of Radicalisation, “quello a cui abbiamo assistito sembra essere un opportunistic hybrid exploitation, che si è determinato nella forma di una crisi migratoria digitalmente innescata, amplificata, che viene successivamente ibridizzata e sfruttata da diversi attori, all’interno di una vulnerabilità geopolitica strutturale Spagna–Marocco, e politica interna all’EU“.

Crisi migratoria a Ceuta: le versioni di Difesa e Interno

In merito alle informazioni raccolte dal Centro nazionale di Intelligence, CNI, prima che scoppiasse l’emergenza di Ceuta, Ministero della Difesa e Ministero dell’Interno hanno presentato due versioni diverse. Alla convocazione del Consiglio di sicurezza nazionale da parte di Sanchez, quasi un mese dopo il flusso migratorio che ha interessato circa 80.000 migranti negli ultimi giorni di luglio, Margarita Robles, alla guida della Difesa, ha parlato dei 25 agenti del CNI presenti a Ceuta che hanno condiviso le informazioni raccolte con forze dell’ordine, corpi di sicurezza dello Stato e con la Delegazione del governo a Ceuta.

Anche a causa degli svariati tentativi di ingresso via mare nei giorni precedenti al 30 e al 31 luglio, il 29 luglio gli agenti di intelligence, secondo quanto riportato dalla Robles, avevano informato la Delegazione verbalmente, senza, quindi, un rapporto formale, della possibilità di nuovi attraversamenti. Queste dichiarazioni sono state smentite poche ore dopo dal ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, che ha sottolineato, oltre all’assenza di un rapporto, anche la mancanza di condivisione di queste informazioni con CNI, CIFAS, Centro di Intelligence delle Forze Armate o forze dell’ordine. In caso contrario, ci sarebbe stata diffusione massima, con la conseguente adozione di misure straordinarie per fronteggiare la crisi.

Ceuta e intelligence: il nodo della sicurezza di frontiera

L’exclave spagnola Ceuta rappresenta per la Spagna, un punto critico per la sicurezza nazionale e la sovranità territoriale.

CNI, DGST e DGED nella gestione del confine

Il CNI, Centro di intelligence nazionale, si occupa di monitorare i flussi e la disinformazione analizzando costantemente le varie piattaforme social, che, come in questo caso, vengono sfruttate per diffondere campagne di disinformazione e organizzare assalti alla barriera di confine.

Inoltre, insieme alle forze dell’ordine, si cerca costantemente di scovare eventuali agenti stranieri o facilitatori infiltrati nei gruppi di migranti che tentano di passare il confine e di neutralizzare celle dormienti transfrontaliere, dato che Ceuta, insieme alla vicina Fnideq, città marocchina, sono molto attivi radicalizzazione e reclutamento jihadista. Non manca l’analisi di eventuali violazioni di dati sensibili della sicurezza regionale per individuare minacce o contatti compromessi sul territorio.

Dal punto di vista del Marocco, Ceuta è una sorta di città occupata la cui frontiera viene gestita come leva geopolitica di pressione.

La DGST, che sta per Direction Générale de la Surveillance du Territoire, l’agenzia di intelligence interna e di sicurezza del Marocco, si occupa di controllare i movimenti nelle aree vicine al confine e conseguentemente gli eventuali passaggi verso Ceuta. La DGED, Direction Générale des Études et de la Documentation, il principale servizio di intelligence estera del Marocco, è impegnata nella raccolta di informazioni sulle forze di sicurezza, sulle scelte politiche della Spagna e sul supporto dalle agenzie europee, tra cui Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Ovviamente, non manca da parte del Marocco il monitoraggio del mondo digitale per seguire i dibattiti sulla sovranità dell’exclave.

Tecnologie a Ceuta contro disinformazione e attraversamenti

La questione che ha coinvolto Ceuta si inserisce nel quadro della guerra ibrida che ha visto caratterizzarsi di disinformazione e uso strategico dei flussi migratori.

Sono diverse le tecnologie avanzate applicate in questa zona di frontiera, da droni ed elicotteri a sensori termici infrarossi capaci di rilevare eventuali movimenti notturni o in condizioni meteorologiche complicate, alle reti di sensori di vibrazione, rilevatori di movimento e radar terrestri, collegati al sistema d sorveglianza integrato chiamato SIVE, Sistema Integrado de Vigilancia Exterior, su tutta la barriera fisica di Ceuta. Non mancano telecamere ad alta risoluzione con riconoscimento facciale per l’individuazione dei dati biometrici in punti di controllo automatici e valichi di frontiera.

Intelligenza artificiale e social media intelligence

Sul fronte digitale, intelligence e forze di sicurezza sfruttano algoritmi di intelligenza artificiale e la SOCMINT, Social Media Intelligence, per individuare campagne di disinformazione e appelli per la presa della barriera e, per riuscire a stimare in anticipo possibili tentativi di intrusioni massive, si affidano a sistemi di intelligenza artificiale che elaborano dati meteorologici, flussi sui social network e report sul terreno.

La frontiera di Ceuta nella rete europea di sorveglianza

A livello europeo, le attività di monitoraggio delle reti transnazionali di traffico di esseri umani vengono svolte anche da agenzie europee di intelligence, come Europol e Frontex, insieme all’analisi di eventuali interferenze informative di ulteriori attori nell’area.

EUROSUR, EURODAC ed EES

Inoltre, la frontiera di Ceuta è interconnessa al sistema integrato europeo per lo scambio di informazioni in tempo reale tramite dati satellitari (Copernicus) e risorse aeree, l’EUROSUR, European Border Surveillance System. I controlli sono integrati anche con il sistema EURODAC, la banca dati biometrica dell’Unione Europea che raccoglie e confronta le impronte digitali e i dati facciali dei richiedenti asilo e dei migranti irregolari, e con il più recente EES, Entry/Exit System dell’UE, che registra i dati biometrici dei cittadini di paesi terzi.

Attualmente si sta anche discutendo sull’applicazione del DSA, le normative sui servizi digitali del Digital Services Act, per monitorare come gli algoritmi delle piattaforme digitali diffondono e amplificano le fake news, come è accaduto nel caso che ha riguardato Ceuta.

Fonte Agenda Digitale