
La crisi nello Stretto di Hormuz non riguarda più soltanto petrolio e GNL. La minaccia ai cavi sottomarini mette in luce una fragilità strutturale che può colpire comunicazioni, servizi digitali e mercati su scala globale.
Pubblicato su Agenda Digitale
Lo Stretto di Hormuz non è al centro dell’attenzione solo per la questione petrolifera, ora è in procinto di diventarlo anche per i cavi sottomarini che ospita nei suoi fondali. L’Iran ne ha minacciato il taglio, facendo crescere l’allerta di un blackout globale.
Ricordiamo che la chiusura dello Stretto di Hormuz, tra le conseguenze della crisi mediorientale, ha messo in risalto la dipendenza europea dalle rotte del Golfo Persico a seguito della transizione verso il GNL, gas naturale liquefatto, importato. Lo Stretto ha una grande rilevanza strategica globale, basti pensare che, secondo i dati dell’Energy Information Administration statunitense (EIA), ha trasportato nella prima metà dell’anno scorso circa 23,2 milioni di barili al giorno, ossia quasi il 29% del commercio globale di petrolio via mare, e nel 2024 circa l’84% del greggio e della condensa e l’83% del GNL transitati nello Stretto erano destinati ai mercati asiatici.
Quando i cavi sottomarini diventano un rischio globale
Alla questione petrolifera, che resta tra le più preoccupanti, si sta aggiungendo anche il rischio di blackout globale dopo che l’Iran ha minacciato di tranciare i cavi sottomarini ospitati dai fondali di Hormuz, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim. L’avvertimento di un taglio dei cavi apre uno scenario di “catastrofe digitale” che non si ripercuoterebbe solo sulla regione interessata, ma ovviamente sull’intera rete infrastrutturale globale. Si tratta di una vulnerabilità strutturale: se, da un lato, i cavi sottomarini rappresentano “la dorsale fisica dell’economia digitale globale”, come infrastruttura non è monitorata, protetta e tutelata a sufficienza.
La centralità dei cavi sottomarini
I cavi sottomarini, è bene ricordarlo, rappresentano un’infrastruttura fondamentale per il trasporto dei dati internet mondiale, considerato che vi transita il 99% del traffico. Inoltre, favoriscono l’integrazione dei mercati elettrici degli Stati membri, incrementano la sicurezza di approvvigionamento e forniscono energia rinnovabile offshore alla terraferma.
Come sottolineato anche dalla vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale, Margrethe Vestager, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite tenutasi a New York nel 2024, “I cavi sottomarini sono un’infrastruttura altamente strategica. Quasi tutto il traffico dati internazionale viene trasportato attraverso cavi sottomarini, esponendoli a minacce alla sicurezza, dall’hacking alla sorveglianza”.
Perché un guasto nel Golfo colpirebbe tre continenti
Nel caso in cui la minaccia iraniana prendesse forma concretamente, le ripercussioni non si verificherebbero solo nella regione del Golfo, ma, proprio per l’interconnessione di tutto il sistema globale, anche Europa, Asia e Africa ne risentirebbero. Una rete fisica che ospita una rete internet, attraverso cui transita giornalmente una quantità smisurata di flussi finanziari, comunicazioni industriali, servizi cloud, dati di ogni tipo.
Il Mar Rosso rappresenta lo snodo chiave tra Europa e Asia e solo sotto lo Stretto di Bab el-Mandeb troviamo il 17% circa delle informazioni del mondo e quasi il 90% dei flussi tra i due continenti.
Il Dipartimento delle Telecomunicazioni Indiano, secondo quanto riporta il Sole24Ore, ha chiesto agli operatori piani di emergenza a causa dei ritardi sui nuovi cavi che potrebbero verificarsi per il conflitto e dei problemi alla connettività tra Asia ed Europa. In un quadro così instabile e sotto attacco militare, un qualsiasi incidente anche indiretto può provocare danni ai cavi sottomarini, per cui in questo momento sono tra le infrastrutture, insieme a quelle energetiche, più vulnerabili e le cui conseguenze si possono propagare su tutto il globo.
Dove passano i cavi sottomarini più esposti
Tra i principali cavi sottomarini che passano sotto allo Stretto di Hormuz ci sono: AAE-1, FALCON e Gulf Bridge International, dorsali che collegano il Golfo a Europa e Asia. In caso di danni ai cavi sottomarini, la società addetta alle riparazioni è, principalmente, la E-Marine, che possiede una flotta di cinque navi, ma nel Golfo pare ci sia una sola unità. La porzione di mare dello Stretto di Babel-Mandeb è meno esposta, ma l’allerta resta alta, considerando che in pochi chilometri si concentrano linee intercontinentali strategiche tra cui Seacom, Tgn-Eurasia e IMeWE.
Le risposte normative di Ue e partner
Dal punto di vista normativo, proprio in occasione dell’Assemblea 2024 sopra menzionata, era stata approvata da parte della Commissione Europea una dichiarazione congiunta sulla sicurezza e sulla resilienza dei cavi sottomarini, proposta dagli Stati Uniti, “The New York Joint Statement on the Security and Resilience of Undersea Cables in a Globally Digitalized World”, che mirava a garantire sicurezza, affidabilità, sostenibilità e resilienza delle infrastrutture che passano sotto i nostri oceani per il trasporto dati di tutto il mondo. Tra i principi da seguire, esposti nella dichiarazione, anche raccomandazioni sulla selezione dei fornitori di cavi sottomarini a basso rischio, sull’uso delle migliori pratiche di cybersicurezza, sul diversificare le rotte e proteggere le reti via cavo dall’accesso non autorizzato ai dati in transito. È seguita, poi, la Comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, Joint Communication to the European Parliament and The Council – EU Action Plan on Cable Security, volta al potenziamento della sicurezza e della resilienza dei cavi sottomarini.
La Raccomandazione 2024 della Commissione sulla sicurezza e la resilienza delle infrastrutture dei cavi sottomarini, in cui venivano esposte una serie di azioni a livello nazionale e dell’Unione Europea per una migliore cooperazione a livello europeo, sia in termini di governance che di finanziamenti, per la tutela dei cavi sottomarini, è stata concretizzata di recente attraverso il piano d’azione dell’UE sulla sicurezza dei cavi. Per l’attuazione di entrambi, la Commissione ha istituito il gruppo di esperti sulle infrastrutture dei cavi sottomarini, che nell’ottobre 2025 ha pubblicato una valutazione del rischio dell’UE, comprendente anche orientamenti per la mappatura e le prove di stress.
La sicurezza dei cavi sottomarini come priorità europea
Secondo Kaja Kallas, Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, in riferimento ad incidenti e attacchi verificatisi ad alcuni cavi sottomarini negli anni, “Nessun ambito della vita è oggi esente da minacce o comportamenti ostili […] I recenti attacchi contro i cavi sottomarini lo sottolineano chiaramente. Questa è un’infrastruttura vitale che ci mantiene connessi online e la nostra energia scorre, non solo tra gli Stati membri dell’UE, ma tra l’Europa e molte altre regioni del mondo. Oggi stiamo adottando misure per proteggere i cavi, rilevare e anticipare le minacce più rapidamente e riparare i danni il più rapidamente possibile. Dovremmo mobilitare tutte le nostre forze, capacità militari e civili per garantire la sorveglianza e attribuire gli attacchi più rapidamente, sanzionando i responsabili del sabotaggio. Anche i potenziali autori devono essere scoraggiati”.
Fonte Agenda Digitale

