Internet delle reti e Internet delle cose: un connubio necessario - Affidaty

Inauguriamo una nuova collaborazione con Affidaty blog. Ecco il primo capitolo della mia rubrica Intelligence delle cose. Dalla cibernetica alla Blockchain. Corsi e percorsi storici della tecnologia. 

Approfondiamo i concetti di Internet delle reti e Internet delle cose, fondamentali oggi per una interconnessione globale.

Internet delle cose Affidaty

 

Interconnessioni globali: pro e contro

Si prevede che nel 2020 ci saranno circa 26 miliardi di dispositivi che faranno parte della grande famiglia delle interconnessioni. 

Smartphone, TV, tablet, frigoriferi intelligenti (i cosiddetti Internet of Things e Internet of Everything) stanno iniziando sempre più ad unire il mondo virtuale con il mondo fisico e sociale. 

L’obiettivo principale di questa fusione è quella di rendere la nostra vita migliore e includerla in una convivenza sociale più ottimale. 

L’aumento del numero di dispositivi interconnessi, però, ci espone a maggiori rischi legati alla sicurezza, rendendo la società stessa più vulnerabile e generando, come dico spesso, delle asimmetrie tra utenti (persone) e operatori digitali

Mentre attiviamo la procedura mentale di apprendimento (automatico o meno) sulle stesse tecnologie, abbiamo il compito e il dovere, simultaneamente, di proteggere le nuove infrastrutture TLC, ovvero difenderci da invasioni digitali. 

Tutto ciò va considerato al netto del fatto che in termini generali in Italia e in Unione Europea il cosiddetto perimetro cibernetico andrebbe preservato e si dovrebbero ampliare la conoscenza, la potenzialità di nuove reti di collegamento, del 5G, oltre a conservare la propria eticità e umanità. 

Tutto questo si riesce a fare solo affiancando la capacità mentale di capire e comprendere ciò che sta accadendo con lo scenario tecnologico e la consapevolezza seria e fattiva della storia e della conoscenza della stessa tecnologia. 

 

Scenario tecnologico: le nuove professioni.

In quest’ultimo ambito stanno nascendo varie figure che detengono il “manico” per aiutare aziende e PA per recepire meglio le procedure di sicurezza. Vedi i Security Manager e esperti di Privacy o di Blockchain (spiegata da Affidaty nel video presente nella pagina al link qui)che sono riferimenti fondamentali per lo sviluppo della cultura cosiddetta ibrida

In tale direzione la vera sfida sta nella possibilità di comprensione principale del tessuto storico di tali innovazioni e metterli a confronto con la quotidianità. In questo articolo, come numero 0, andiamo a capire quali basi hanno questi “avvicinamenti” tecnologici e come mai oggi si utilizzano termini che pochi anni fa nemmeno si conoscevano o addirittura erano molto noti in determinati ambiti, ma non ancora presenti nel linguaggio comune. 

Qui il nodo: bisogna comprendere a quali concetti si accostano le moderne tecnologie e come si sono affinate nel tempo.

 

Internet: il primo passo epocale.
Da A a B

Tuffiamoci subito nell’argomento. Ci siamo mai chiesti che cosa vuol dire, in ambito tecnologico, trasportare un contenuto da A a B? Da dove è nato il cosiddetto protocollo della comunicazione e quindi dell’informazione? Come siamo passati dagli amanuensi alla profilazione delle persone? Come siamo arrivati al 5G, alla fibra, alla banda larga?  

Facciamo un passo indietro e proviamo a raccontare questo passaggio epocale. Il primo passo verso la tecnologia dell’informazione è stato dato prima di tutto dalla nascita di internet

 

Il Generale Eisenhower

Un bel giorno il Generale Dwight David Eisenhower iniziò a pensare come comunicare in maniera efficace e più veloce del codice Morse senza spostarsi troppo dai centri di comando. 

Pensò ad un progetto e gli diede il nome di “Arpa”(Advanced Research Project Agency). Iniziò a creare gruppi di ricerca (Science Advisory Committee, poi Science Advisory nella figura di James R. Killian Jr., presidente del Massachussets Institute of Technology) e già dal 1957,  concretizzatosi poi nel 1958, buttò giù una serie di idee per contrastare la Russia che mandava in orbita, prima degli Usa, lo Sputnik. 

Il segretario alla Difesa Neil McElroy, in tal senso, rivestì un ruolo cruciale: ovvero quello di mettere insieme vari comparti militari (già divisi tra loro) con l’Accademia e dei comitati scientifici. 

 

Internet: un progetto militare o sociale?

Questo il motivo per cui oggi si ricorre spesso a definire Internet come progetto militare. 

In realtà la vera svolta arriva quando si capisce che l’impulso di un segnale che viaggiava su una frequenza (in questo periodo erano già note le onde radio) si doveva per forza di cose unire a più persone in un sistema di comunicazione. 

Infatti la vera anima di Internet fu prima di tutto sociale e non militare. Addirittura i primi studi di Paul Baran dimostrano, nel 1960, che la commutazione a pacchetto, ovvero le  reti di trasmissione dati, prendono spunto proprio dal cervello umano. 

 

Paul Baran: reti neurali e cervello umano.

Paul Baran si accorge che le reti neurali possono essere dei protocolli di comunicazione chiamati “rete distribuita”. Il modello è basato sullo studio della complessità  dei collegamenti la cui natura, carica di connessioni, richiama quelle del cervello umano. 

In quest’ultimo la  parte danneggiata può venire rigenerata da neuroni ancora in buona “salute”. 

Questo modello propone anche di diversificare i contenuti dell’informazione in base agli utenti. 

 

Dall’ Intergalactic Computer Network ad Arpa Net

A corroborare questa tesi furono utili gli studi di Robert C.R. Licklider e Welden E. Clark, a cui si aggiunge Larry Roberts, che iniziano a teorizzare nel 1962 l’Intergalactic Computer Network con la loro pubblicazione scientifica, in cui si parla per la prima volta di una rete di computer mondiale ad accesso pubblico,  On-line man computer communication. 

Da queste riflessioni prende corpo Arpa Net pochi anni più tardi, nel 1967 fino alla messa “in rete” nel 1969. Dal 1969 in poi Leonard Kleinrock, Paul Baran stesso e Donald Davies trovarono il modo di trasmettere i dati su questa rete. 

L’obiettivo era unire i punti, ovvero i nodi, rappresentati dai centri ricerca e produrre il primo Personal Computer. 

 

Internet

Internet diventa realtà: “un computer senza hard disk, senza floppy (non erano ancora stati inventati), con soli 12K di memoria a nuclei di ferrite. Il codice di sistema necessario al funzionamento dell’IMP Nø1 occupa più di mezzo miglio di nastro perforato (circa 800 metri)” [perapprofondire]. 

La piccola ditta che produce tutto ciò porta il nome di Bolt Beranek and Newman, di Cambridge, Massachussetts, che produce per la prima volta i primi Interface Message Processors con un contratto da un milione di dollari. Nel 1973 due ingegneri, Vinton Cerf e Bob Kahn, definiscono le regole (il Tcp/Ip) che diverranno lo standard di comunicazione per il trasporto dei dati sulla rete a commutazione di pacchetto. 

Innovazioni epocali rendono possibile ciò che oggi è la normalità

Senza la nascita di ArpaNet e questi protocolli, oggi non solo non potremmo navigare sul web, ma nemmeno scambiarci messaggi Whatsapp e condividere foto e immagini in tempo reale.  Senza i protocolli TCP/IP, navigare in rete non sarebbe concepibile. 

Tramite questi infatti (il termine comprende più raccolte di regole contemporaneamente), i pacchetti di dati vengono trasferiti nella Local Area Network (LAN o da dove parte il nostro click) o Wide Area Network (WAN o dove vanno a finire le informazioni all’esterno) 

Da qui parte la connessione uomo-mondo. Da qui parte il WWW e la cibernetica. Ma questo lo racconteremo la prossima puntata! 

 

 

Fonte: Affidaty

 

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