USA e Cina, lotta al predominio nella sicurezza dei dati: scenari di intelligence - Cybersecurity360

Le tensioni tra Usa e Cina sembrano non alleggerirsi mai. Nel mio ultimo articolo per Cybersecurity360 cerco di fare il punto della situazione partendo dagli ultimi sviluppi. Durante un seminario sulla digital governance, il ministro degli esteri cinese ha annunciato il lancio di un programma per il rafforzamento della sicurezza dei dati, sempre più centrale nello sviluppo industriale della Cina stessa: un messaggio che apre nuovi scenari di intelligence nei rapporti tra Usa e Cina

usacina cybersecurity360

 

Tra USA e Cina ormai c’è uno steccato, peraltro protetto da fili di alta tensione. Ma questi fili sono così tesi o si potrà collimare a una collaborazione tra i due colossi? Proviamo a riflettere: proprio pochi giorni fa il Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri Wang Yi ha annunciato all’International Seminar on Global Digital Governance di voler lanciare un programma per rafforzare la sicurezza dei dati, chiamato Global Data Security Initiative.

Questo programma ha rafforzato ancora di più la politica della Cina, insita nell’iniziativa globale Made in China 2025, mettendo l’accento su come la sicurezza dei dati è e sarà sempre più centrale rispetto allo sviluppo industriale della Cina stessa.

In tal caso il messaggio è chiaro: dati personali e dati che serviranno allo spionaggio e controspionaggio saranno messi a disposizione dello Stato cinese essendo, quest’ultimo, finanziatore di tutte le attività di ricerca.

 

Avvisaglie di una guerra commerciale

Con questo messaggio il ministro ha aperto tre scenari: il primo è quello che, forse per la prima volta, la Cina prende posizione e ha praticamente liquidato gli USA per gli attacchi a Huawei e TikTok, definendo tali attacchi come del bullismo tecnologico.

Infatti, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha promosso un piano chiamato Clean Network che prevede cinque nuove linee di azione (Clean Carrier, Clean Store, Clean Apps, Clean Cloud, Clean Cable) che dovranno salvaguardare la sicurezza delle comunicazioni critiche e delle infrastrutture tecnologiche, partendo dal presupposto che le grandi aziende cinesi di telecomunicazioni non abbiano più rapporti con le strutture statunitensi, quindi, di fatto, escludendole dai commerci.

Il secondo scenario è che, anche se gli Stati Uniti continuano a fare pressione sulle più grandi aziende tecnologiche cinesi, le parole del ministro ricordano velatamente che gli Usa hanno un disavanzo commerciale (quindi anche debiti) rispetto alla Cina molto ampio e pertanto pericoloso. Infatti, gli Usa importano molto più di quanto esportino verso la Cina.

Questo programma per occultare i propri debiti ha dato inizio alle sanzioni Usa contro prodotti cinesi, ma che non riescono a contenere la forza economica della stessa Cina, propria del programma «Made in China 2025», soprattutto su AI, robotica, aviazione, tecnologia elettronica, prodotti aerospaziali e ambito militare.

Anche se in seguito a questo programma, nel dicembre del 2019 gli Usa hanno cercato una presunta tregua che oggi li fa apparire più deboli che mai. Soprattutto di fronte alle connessioni che la Cina ha con gli avversari di Trump per le elezioni.

Il terzo scenario è che mentre gli USA nella loro “guerra” contro Huawei e TikTok non hanno ancora creato soluzioni tecniche adatte e precise, la Cina con un adeguato strumento tecnico, Great Firewall, controlla e restringe l’accesso a società come le maggiori aziende e varie app, Twitter Inc (TWTR.N), Facebook Inc (FB.O) e il proprietario di Google Alphabet Inc (GOOGL.O).

Quindi, il ministro cinese ha voluto far intendere che mentre Trump ha dichiarato perplessità e preoccupazioni loro sono già pronti da anni a chiudere e ad andare avanti da soli se non si raggiunge un certo condivisibile approccio d’insieme.

Infatti, dice espressamente: «tutte le parti dovrebbero essere raggiunte sulla base della partecipazione universale di tutte le parti».

 

Scenari di intelligence nei rapporti tra Usa e Cina

Qui si apre uno scenario più che economico, legato all’intelligence. Se, infatti, per gli USA il mercato cinese dovrà essere il più possibile simile al loro, la Cina ha già più volte ribadito la forte presenza statale nell’innovazione e non vuole altre proteste, stile Hong Kong, che hanno appoggiato lo spionaggio americano per indebolire la figura di Xi Jinping.

Questo comporta un sempre maggiore controllo sia in tutti gli strati della popolazione di appartenenza, ma anche verso Stati esteri. Anche questo lo dimostra il Ministro Wang Yi in un passaggio centrale. Dice: “alcuni singoli paesi stanno perseguendo in modo aggressivo l’unilateralismo, gettando acqua sporca su altri paesi con il pretesto della pulizia e conducendo cacce globali alle società leader di altri paesi con il pretesto della sicurezza”.

Ciò vuol dire che dalla partita possiamo già escludere schiere di ingegneri e visionari dell’innovazione ed inserire servizi informativi che, sia da un lato che dall’altro, spiano le reciproche mosse ma che in Cina sono sempre più verticalizzate sulla vita delle persone e sulle loro scelte.

Questo lo ha lasciato intendere bene la Cina che ha ben studiato, ad esempio, il piano americano The Clean Network e di cui ha una visione molto chiara: non può arrivare all’altezza dei propri piani. Tombale.

Questo piano tratta una sintesi dell’approccio globale dell’amministrazione Trump per la salvaguardia dei beni della nazione, comprese privacy dei cittadini e informazioni sensibili delle aziende.

Il Clean Network affronta le minacce a lungo termine della privacy, della sicurezza, dei diritti umani, radicandosi negli standard di fiducia digitale accettati a livello internazionale e, citando Mike Pompeo, Segretario di Stato, “invitando tutte le nazioni e le aziende che amano la libertà ad aderire”.

Come ci fa capire Giampiero Massolo, invece, nel contesto internazionale attuale tra USA e Cina ci sono delle perduranti disparità delle forze in campo e si rende prematuro parlare di un nuovo duopolio mondiale o di una nuova guerra fredda, ma sicuramente si può parlare di sdoppiamento di filiere tecnologiche ed economico-commerciali, in cui la Cina sta afferrando la leadership che passa proprio da questo messaggio del ministro cinese.

Non ha ragione di esistere, sembra dirci, una pulizia di azioni o intenzioni. Bisogna fare i conti con la realtà cinese molto più attrezzata. In più Wang Yi fa capire che, come lo è stato per gli USA per Hong Kong, nel quadro di un rapporto transatlantico loro possono intervenire e “piegare” altre nazioni, anche europee.

 

 

Fonte: Cybersecurity360

 

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