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title: "Segreto industriale e AI: i rischi per le aziende | M. Santarelli"
description: "Intelligenza artificiale e proprietà intellettuale: Marco Santarelli analizza i rischi di fuga dati, i casi aziendali e i limiti dell'AI Act europeo"
author: Valentina
url: https://marcosantarelli.eu/articoli/947-segreto-industriale-e-ai-i-rischi-per-dati-e-aziende
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### [Segreto industriale e AI: i rischi per dati e aziende](https://marcosantarelli.eu/articoli/947-segreto-industriale-e-ai-i-rischi-per-dati-e-aziende)

Pubblicato: 12 Giugno 2026

#### ![Analisi di Marco Santarelli su intelligenza artificiale, segreto industriale e protezione dei dati aziendali](https://imgcdn.agendadigitale.eu/wp-content/uploads/2026/05/shutterstock_2726993699.jpg)



L’**intelligenza artificiale** solleva nuove questioni sulla **proprietà intellettuale**, tra contenuti generati da modelli AI, materiali coperti da copyright, dati aziendali riservati e segreto industriale. Dai casi Samsung e Amazon all’AI Act europeo, cresce l’esigenza di regole e tutele più chiare.



*Pubblicato su [Agenda Digitale](https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/segreto-industriale-e-ai-i-rischi-per-dati-e-aziende/)*



Il **segreto industriale** rappresenta uno degli strumenti più delicati per proteggere il patrimonio informativo delle aziende, soprattutto quando riguarda dati riservati, formule, codici sorgente, processi produttivi, strategie commerciali o know-how interno. Con la diffusione dell’**[intelligenza artificiale](https://www.agendadigitale.eu/tag/intelligenza-artificiale/)**, questa tutela diventa ancora più complessa: [l’uso di piattaforme esterne e modelli generativi può esporre informazioni confidenziali a rischi di diffusione, archiviazione o riutilizzo non controllato](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/decreti-ai-piu-controlli-sulluso-degli-algoritmi-nel-lavoro-cosa-cambia/).



Nel contesto della **sicurezza nazionale**, la perdita di segreti industriali può tradursi in un vantaggio strategico per attori ostili, aziende concorrenti o Stati stranieri. Informazioni su tecnologie critiche, infrastrutture, difesa, energia o telecomunicazioni possono diventare bersagli di spionaggio economico e cyberattacchi. L’uso non controllato dell’**intelligenza artificiale** aumenta il rischio che dati riservati vengano esposti, archiviati o riutilizzati fuori dal perimetro aziendale e nazionale.



#### **Intelligenza artificiale, proprietà intellettuale e segreto industriale**



L’**intelligenza artificiale**, oltre ad essere sempre più adottata come tecnologia militare di supporto all’uomo o alle armi per il potenziamento del modo di fare guerra, basti pensare agli **Usa** e a quanto ne stanno facendo uso nell’attuale guerra in **Medio Oriente** contro l’**Iran** nella cosiddetta **kill chain**, sta dilagando anche nella quotidianità grazie a strumenti che elaborano testi e/o immagini in base alle nostre esigenze.



Il problema che emerge dall’uso di questi strumenti per fini privati, come nel caso della scrittura di un testo che sarà sottoposto a valutazione, ad esempio una **tesi di laurea**, come accaduto di recente, può creare confusione sulla paternità reale del testo, al di là della correttezza dei contenuti. È vero che l’**intelligenza artificiale** risponde ai nostri spunti per elaborare e fornirci un contenuto, ma attinge anche e soprattutto dalle fonti dati da cui è alimentata, per cui non è possibile definire originale il risultato di queste elaborazioni. Da qui, le questioni legate alla **proprietà intellettuale** e alla violazione del **copyright** si fanno man mano più complicate, soprattutto perché i modelli di intelligenza artificiale vengono allenati con materiale coperto da copyright.



#### **Proprietà intellettuale e tutela**



Secondo la **World Intellectual Property Organization**, si intendono per proprietà intellettuali “le creazioni dell’ingegno, quali le invenzioni, le opere letterarie e artistiche, i disegni e modelli, nonché i simboli, i nomi e le immagini utilizzati in ambito commerciale. La proprietà intellettuale è tutelata dalla legge, ad esempio, tramite brevetti, diritti d’autore e marchi, che consentono alle persone di ottenere riconoscimento o benefici economici da ciò che inventano o creano. Trovando il giusto equilibrio tra gli interessi degli innovatori e l’interesse pubblico più ampio, il sistema della proprietà intellettuale mira a promuovere un ambiente in cui la creatività e l’innovazione possano prosperare”.



Nel caso di informazioni aziendali confidenziali e dati proprietari, come **formule o metodi**, si ricorre, come strumento di tutela della proprietà intellettuale, al **“segreto industriale”**, che non prevede, come nel caso dei brevetti o dei marchi, una registrazione formale, ma misure che l’azienda attua in autonomia per garantire la riservatezza del materiale.



Il dibattito è diviso tra chi, come le organizzazioni per i diritti di **proprietà intellettuale**, ritiene che non ci sia sufficiente attività umana nei contenuti generati dall’intelligenza artificiale per poterne proteggere la proprietà intellettuale, e chi, emerso dalle controversie legali che si sono verificate, mette in discussione la proprietà e il diritto di diffondere materiale generato dall’**AI**.



#### **Proprietà intellettuale, AI e aziende: il caso Samsung**



L’introduzione di strumenti di **intelligenza artificiale** all’interno delle aziende è stata rallentata dal timore delle stesse di diffondere informazioni proprietarie e dati non autorizzati.



[Il caso che ha coinvolto **Samsung** qualche anno fa ](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/segreti-industriali-a-rischio-con-chatgpt-la-lezione-del-caso-samsung/)è stato un esempio di come il rischio di fuga dei dati utilizzando strumenti di intelligenza artificiale sia reale. Secondo quanto riportato da **Bloomberg**, la scoperta di una fuga accidentale di codice sorgente interno sensibile da parte di un ingegnere che lo ha caricato su **[ChatGPT](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/introduzione-a-chatgpt-cose-come-si-usa-e-cosa-puo-fare/)** ha portato il colosso tecnologico a vietare ai suoi dipendenti l’uso di strumenti come ChatGPT e similari. Il timore di Samsung, come espresso nel rapporto diffuso dall’azienda, stava nella possibilità che i dati condivisi con le [chatbot](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/chabot-che-cosa-fanno-usi-e-limiti-della-tecnologia/) basati sull’**AI** venissero archiviati su server di proprietà delle aziende che gestiscono il servizio senza un modo semplice per accedervi e cancellarli.



Dall’altra parte, nonostante le preoccupazioni legate a questa tecnologia, alcune aziende ne hanno invece favorito l’integrazione all’interno del **flusso di lavoro**, talvolta anche a sostituzione di figure umane per determinate mansioni.



#### **Intelligenza artificiale e normative europee**



A livello normativo, l’**[AI Act](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/ai-act-ci-siamo-ecco-come-plasmera-il-futuro-dellintelligenza-artificiale-in-europa/) europeo**, regolamento (UE) **2024/1689** che stabilisce norme armonizzate sull’intelligenza artificiale, è il primo quadro giuridico completo in assoluto sull’AI a livello mondiale.



Approvato nel **2024**, l’AI Act “stabilisce norme basate sul rischio per gli sviluppatori e i deployer di AI per quanto riguarda gli usi specifici dell’AI. La legge sull’AI fa parte di un più ampio pacchetto di misure politiche a sostegno dello sviluppo di un’AI affidabile, che comprende anche il piano d’azione per il continente dell’AI, il pacchetto per l’innovazione nel settore dell’AI e il lancio delle fabbriche di AI. Insieme, queste misure garantiscono la sicurezza, i diritti fondamentali e l’AI antropocentrica e rafforzano la diffusione, gli investimenti e l’innovazione nell’AI in tutta l’UE”.



In merito alla **proprietà intellettuale**, l’AI Act impone ai fornitori di modelli **GPAI**, General Purpose AI, sistemi di intelligenza artificiale avanzati, “trasparenza sul funzionamento, documentazione tecnica e una sintesi sufficientemente dettagliata dei contenuti utilizzati per l’addestramento, così da consentire ai titolari dei diritti e alle autorità di comprendere il rapporto tra training e materiali protetti”. In questo modo, l’AI Act si pone come un’infrastruttura regolatoria e il ciclo di sviluppo dei modelli viene reso più trasparente.



Fonte Agenda Digitale
